Spirits e liquori: export in crescita e nuovi riti di consumo
Nei primi sette mesi del 2026, i dati di monitoraggio del commercio agroalimentare Ue mostrano un aumento del 10% delle esportazioni di spirits e liquori rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel frattempo, il vino resta in territorio negativo e l’export agroalimentare europeo nel suo complesso appare più debole. Il quadro non racconta una rivoluzione del mercato, ma segnala che questa categoria continua a muoversi con una dinamica propria, spesso legata a occasioni di consumo più definite e a un posizionamento di marca molto costruito.
È qui che la lettura diventa interessante: più che indicare una tendenza universale, i segnali di questi mesi mostrano come alcuni brand stiano provando a trasformare spirits e liquori in prodotti capaci di abitare un momento preciso della giornata, un contesto sociale, una piccola ritualità condivisa. Due esempi, molto diversi tra loro, aiutano a capire la direzione.
Il dopopasto come linguaggio di marca
In Spagna, El Afilador, storico marchio galiziano di liquori di proprietà di Zamora Company, ha costruito il proprio restyling attorno a un’idea molto chiara: la sobremesa. Il brand ha chiuso il 2025 come il marchio di liquori da dopopasto che ha guadagnato più quota di mercato in Spagna, secondo Nielsen, e ha scelto di rileggere questa crescita attraverso un immaginario fatto di calma, conversazione e tempo disteso dopo il pasto.
Il punto non è soltanto estetico. La nuova identità si appoggia su un comportamento culturale riconoscibile, ma lo traduce in un racconto di prodotto più ampio: non una semplice bottiglia da servire a fine cena, bensì un invito a restare a tavola un po’ più a lungo. È un posizionamento che parla a un consumo in cui il momento conta quasi quanto il contenuto del bicchiere.
Anche sul piano produttivo il messaggio resta coerente, ma senza bisogno di esagerare con i dettagli. Aromi e ingredienti legati alla tradizione del marchio sostengono l’idea di un lavoro costruito nel tempo, mentre il canale Horeca rappresenta la maggior parte delle vendite. In questo caso, quindi, il consumo condiviso non è una suggestione narrativa: è il contesto in cui il prodotto trova più spazio.
Lo spritz che prova a viaggiare
Dall’altra parte dell’Atlantico, il racconto cambia tono ma resta centrato sul rituale. Campari Group, gruppo internazionale degli spirits con sede a Milano, ha annunciato il lancio ufficiale negli Stati Uniti di Sarti, descrivendolo come il più grande investimento mai fatto dietro un lancio aperitivo. Il prodotto entra nel portafoglio spritz accanto a nomi già noti come Campari e Aperol, con un profilo che punta su frutta tropicale e agrumi per offrire una lettura più dolce e vivace del momento pre-dinner.
Anche qui il dato interessante non è solo il prodotto in sé, ma il tipo di spazio che cerca di occupare. Il mercato americano sembra offrire margine a format che uniscono colore, immediatezza visiva e una promessa di socialità leggera. È un terreno ancora in costruzione, più che un paesaggio consolidato, e proprio per questo un lancio come quello di Sarti assume il valore di una scommessa editoriale prima ancora che commerciale.
Lo spritz, del resto, ha già dimostrato di poter uscire dai confini europei senza perdere riconoscibilità. In questo caso, però, il punto non è esportare un’icona in modo meccanico, ma capire come un linguaggio del bere possa essere adattato a un altro contesto culturale senza smarrire la propria funzione principale: offrire un momento facile da riconoscere e piacevole da ripetere.
Le due storie non vanno lette come prova di un cambiamento globale e omogeneo. Piuttosto, suggeriscono che spirits e liquori stanno guadagnando terreno quando riescono a legarsi a un rito leggibile: il dopopasto lento, da una parte; l’aperitivo colorato e immediato, dall’altra. Sono formule diverse, ma condividono la stessa intuizione di fondo: in un mercato saturo, il prodotto da solo non basta sempre. Conta anche il momento che promette di rendere memorabile.
