Meno alcol, più spazio alle analcoliche: cosa raccontano i numeri europei
Se si guarda al carrello della spesa, il quadro che emerge nei sei maggiori mercati grocery europei è abbastanza netto: la spesa per gli alcolici arretra, mentre le bevande analcoliche continuano a guadagnare terreno. È la lettura che arriva dai dati Circana sui mercati di Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito, e racconta più di un semplice cambio di preferenza: fotografa un equilibrio diverso dentro il mondo del beverage retail.
Il punto non è soltanto che birra, vino e distillati abbiano perso valore e volumi. Il dato più interessante è che, nello stesso periodo, le alternative analcoliche hanno continuato a crescere più velocemente del mercato complessivo delle bevande. In altre parole, non si tratta solo di un effetto sostituzione: accanto alla riduzione dell’alcol, sembra esserci spazio per una domanda che si allarga e si diversifica.
Un mercato che si sta spostando, non solo riducendo
Dentro questo scenario, Circana segnala anche un cambiamento generazionale. Circa la metà degli shopper tra i 25 e i 39 anni dice di stare tagliando il consumo di alcol, ad esempio comprandone meno o smettendo del tutto. È un segnale importante, ma va letto per quello che è: una tendenza osservata nel retail e nel comportamento dichiarato d’acquisto, non una previsione definitiva sul futuro del consumo.
Il risultato, per il settore, è un mercato sempre più articolato. L’analcolico non cresce soltanto perché assorbe una parte della spesa che prima andava all’alcol: cresce anche perché intercetta momenti d’uso, esigenze e rituali propri. Dall’acqua in bottiglia ai succhi, dagli smoothie a tè e caffè, il panorama si è allargato oltre la semplice idea di “sostituto”.
In questo stesso perimetro si muovono anche le bevande low e no-alcohol, che stanno crescendo più rapidamente del comparto complessivo. Il dato rafforza l’idea che il segmento non sia più una nicchia accessoria, ma una parte sempre più visibile dell’offerta, capace di parlare a chi vuole ridurre l’alcol senza rinunciare al gesto sociale del bere.
Le vendite di bevande analcoliche hanno raggiunto 109 miliardi di euro, su un mercato totale delle bevande di 180 miliardi. È una soglia che aiuta a leggere il peso reale della categoria: non più semplice contorno rispetto al beverage alcolico, ma un’area economica che ha una sua dimensione autonoma e continua a crescere.
Più che una moda, una ridefinizione delle occasioni di consumo
Accanto alle categorie più tradizionali, si fanno strada anche bevande sportive, energy drink e prodotti a base di yogurt, a conferma di un consumatore che cerca sempre più spesso una funzione oltre al gusto. Anche qui, però, conviene evitare letture troppo lineari: l’aumento della spesa può riflettere sia una crescita reale della domanda sia l’effetto di prezzi più alti, a seconda dei mercati e delle categorie.
Per questo il quadro europeo va interpretato come una serie di dinamiche parallele, non come un blocco omogeneo. I comportamenti d’acquisto cambiano da paese a paese, e le differenze restano significative. Più che parlare di un unico “mercato europeo” del beverage, oggi sembra utile osservare un insieme di mercati che si muovono nella stessa direzione generale, ma con ritmi e motivazioni diverse.
Anche nel segmento dell’acqua minerale si vede quanto il posizionamento conti ormai quasi quanto il contenuto. Il formato lattina, per esempio, sta trovando spazio in alcune aree del mercato come risposta a esigenze di praticità e percezione contemporanea del prodotto. L’idea non è complicare un bene essenziale, ma inserirlo in un contesto in cui il contenitore dice qualcosa sull’occasione d’uso, sulla temperatura di servizio e persino sull’immagine del marchio.
È qui che il passaggio diventa interessante per il settore: le bevande analcoliche non sembrano crescere solo come alternativa all’alcol, ma come categoria con un linguaggio proprio. Per produttori, buyer e distribuzione, la sfida non è leggere una semplice flessione degli alcolici; è capire come cambia, in modo più ampio, il perimetro stesso del bere.
