Birra tedesca, il mercato scende e i produttori cambiano rotta
Il mercato tedesco della birra ha chiuso il 2025 su un nuovo minimo storico, con consumi intorno a 78 milioni di ettolitri. Il dato racconta un settore sotto pressione, ma più che parlare di svolta definitiva è forse più corretto leggere ciò che sta accadendo come una serie di adattamenti, diversi da azienda ad azienda, dentro un contesto che resta difficile.
Le cause del rallentamento non si lasciano riassumere in una sola formula. Il quadro economico debole, una fiducia dei consumatori ancora incerta e una maggiore attenzione alla moderazione contribuiscono tutti a spiegare il clima attuale. Anche il canale horeca, storicamente centrale per la birra tedesca, ha perso slancio; nel retail, invece, la pressione sui prezzi continua a pesare soprattutto su chi prova a difendere un posizionamento più legato alla qualità.
Capacità da ridurre, siti da ripensare
La risposta più netta è arrivata da Haus Cramer Gruppe, il gruppo che controlla il marchio Warsteiner. L’azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Herford nella seconda metà del 2026 e sta cercando un acquirente per il sito di Paderborn. La produzione verrà concentrata a Warstein, destinato a diventare il principale centro logistico e produttivo del gruppo nella regione.
La scelta è significativa soprattutto perché arriva dopo una fase in cui il sito di Herford era stato ancora al centro di investimenti e aspettative. In un mercato che si è indebolito più rapidamente del previsto, anche i piani industriali già avviati sembrano dover essere ricalibrati con una certa urgenza.
Non solo difesa: il caso Kulmbacher
In altri casi, la reazione alla contrazione non passa dal taglio della capacità, ma da un riposizionamento dell’offerta. Kulmbacher, storico gruppo birrario bavarese, ha chiuso il 2025 con risultati sostanzialmente stabili e con un profilo operativo che, nel contesto attuale, può essere letto come un segnale di tenuta. Il management lega questa resilienza a una scelta compiuta in anticipo: puntare con decisione su birre analcoliche e acqua minerale.
Il segmento senza alcol sta assumendo un peso sempre più visibile anche nel mercato tedesco e, per Kulmbacher, rappresenta ormai un’area di crescita importante. Alcuni prodotti a marchio Mönchshof hanno mostrato buoni incrementi e due nuove uscite introdotte nel corso dell’anno hanno superato le attese. Il passaggio ai formati più pratici, come le bottiglie da 0,33 litri con chiusura a leva su alcune specialità, va nella stessa direzione: intercettare un consumo più occasionale, più misurato e meno legato alle abitudini del passato.
La lettura dell’azienda è semplice e non particolarmente ottimista: si beve meno birra, e difficilmente il mercato tornerà rapidamente ai volumi di un tempo. Il punto, allora, non è aspettare un rimbalzo, ma capire quali categorie possano ancora crescere anche dentro un mercato complessivamente più piccolo.
Il Mondiale come test, non come soluzione
Un terzo esempio arriva da Brauerei Veltins, produttore della Renania Settentrionale-Vestfalia, che guarda al Mondiale 2026 con prudenza. L’azienda ha aumentato la produzione in vista del torneo, ma non sembra attribuirgli un potenziale miracoloso. In particolare, il ricordo degli Europei 2024 giocati in Germania continua a pesare nella valutazione: per Veltins, l’evento non ha generato il sostegno alle vendite che il settore sperava di vedere.
Anche nel caso del Mondiale, quindi, il richiamo dello sport di massa viene considerato più come un’occasione tattica che come un motore strutturale. Gli orari delle partite della nazionale tedesca possono aiutare, ma il vero fattore determinante resta il percorso sportivo della squadra. È una variabile interessante per il breve periodo, meno utile quando si prova a immaginare il futuro del mercato.
Nel complesso, la fotografia che emerge è quella di un settore che sta cercando un nuovo equilibrio. Non tutti i produttori si muovono allo stesso modo, e non ogni caso racconta la stessa storia, ma il filo comune è chiaro: con volumi più deboli e consumi più selettivi, le aziende che ripensano per tempo capacità e portafoglio sembrano attrezzate meglio di chi aspetta un ritorno al passato.
