Tre modi per riportare un distillato al centro del cocktail
Alcuni distillati non spariscono per un difetto del prodotto, ma perché cambiano il gusto del tempo, del mercato e perfino del bancone. Il brandy è un buon esempio per leggere questa dinamica. Nelle prime guide di mixology compare spesso, in preparazioni creative e versatili: punch, julep, sour, fino al Brandy Crusta, il drink ottocentesco che ha contribuito a fissare alcuni codici ancora familiari nella storia del cocktail. Parlare di una sua “dominanza” globale richiede prudenza, ma è chiaro che per molto tempo il brandy ha avuto un ruolo più centrale di quello che oggi gli si attribuisce.
Più di un secolo dopo, il Consejo Regulador del Brandy de Jerez, l’ente che tutela la denominazione, ha organizzato una Brandy de Jerez Cocktail Week con oltre 30 locali tra Madrid, Barcellona e Siviglia. Da sola, un’iniziativa del genere non basta a cambiare l’immagine di una categoria. Però indica una direzione interessante: non tanto rilanciare il brandy come reliquia, quanto rimetterlo in circolo dove conta davvero, cioè nei cocktail bar.
Il punto non è la qualità, ma l’immaginario
Il Brandy de Jerez ha caratteristiche che lo rendono adatto alla miscelazione. Invecchia nel sistema criaderas y soleras, in botti che possono aver contenuto fino, amontillado, oloroso o Pedro Ximénez, e questo contribuisce al suo profilo aromatico. Nel bicchiere può portare note saline, tostature, accenti secchi e sfumature più morbide senza perdere identità. Non è semplicemente un brandy affinato in legno: è un distillato che assorbe il carattere del contenitore e del metodo di invecchiamento.
La difficoltà, semmai, è stata culturale. In Spagna il brandy è rimasto a lungo legato all’idea del dopopranzo, di una bevuta adulta e un po’ formale, lontana dal lessico contemporaneo del bar. La scelta di puntare sulla categoria Solera Reserva sembra rispondere a un criterio pratico: un livello di prezzo sostenibile per i locali e abbastanza personalità da reggere in un drink senza sparire dietro agli altri ingredienti. È una mossa pensata per chi lavora dietro al banco, non per la vetrina istituzionale.
La formula dell’iniziativa lascia spazio ai singoli locali. C’è chi propone un solo cocktail per tutta la settimana, chi costruisce una piccola carta dedicata, chi sceglie un serve più essenziale e coerente con la propria identità. I momenti principali, uno per città, includono masterclass e guest shift con bartender noti nella scena spagnola. L’idea è semplice: far parlare il prodotto attraverso mani che sappiano usarlo, senza irrigidire il racconto in un format unico.
Tre strategie, non un solo movimento
La stessa domanda emerge in altri contesti, ma con risposte diverse. Hampden Estate, distilleria giamaicana attiva dal 1753, ha lanciato Hampden Fresh, il suo distillato non invecchiato. Qui il gesto è opposto a quello del brandy jerezano: invece di lavorare sull’immaginario, si offre ai bartender un ingrediente già molto riconoscibile sul piano aromatico, con la sua intensità di esteri e la struttura tipica dei rum pot-still della casa. Non è un alcol neutro che fa da supporto: è un ingrediente che chiede di stare in primo piano, o almeno in una posizione molto visibile nella ricetta.
Ancora diverso è il caso del Britannia Bar, il cocktail bar dell’hotel Britannia di Trondheim, in Norvegia. Qui l’aquavit non viene trattato come un dettaglio folkloristico o come un sapore da rendere più facile a tutti i costi. Entra invece in menu in modo naturale, spesso senza farsi riconoscere subito dal cliente come elemento centrale del drink. È un modo di lavorare che non forza la mano: l’identità del distillato resta presente, ma emerge per gradi, dentro una struttura di cocktail pensata per essere leggibile e piacevole prima ancora che didascalica.
Questi tre esempi non raccontano un’unica ondata di ritorno dei distillati “dimenticati”. Mostrano piuttosto tre strategie diverse per riportare un prodotto con una storia forte al centro del bicchiere: attraverso un’iniziativa istituzionale che ne ricalibra la percezione, attraverso un lancio che ne porta allo scoperto il carattere, oppure attraverso una carta che lo integra con misura nel servizio quotidiano. Il punto comune non è una tendenza uniforme, ma la volontà di far ritrovare spazio a distillati che hanno ancora molto da dire, se il bar sa ascoltarli.
