Vernaccia di San Gimignano a Roma: un nuovo evento AIS
Quanto cambia un vino quando cambiano la vigna e il tempo che passa in cantina? Venerdì 23 ottobre 2026, all’A.Roma Lifestyle Hotel, l’incontro con i produttori della Vernaccia di San Gimignano DOCG organizzato da AIS Lazio offriva un buon modo per ragionarci. Noi c’eravamo.
L’accesso era gratuito, su prenotazione. Ai banchi era presente un buon numero di ottimi produttori del territorio. Un’occasione per conoscere a fondo la Vernaccia, confrontando le interpretazioni dello stesso vitigno e parlandone direttamente con chi lo coltiva e lo vinifica.
Da dove cominciare il confronto?
I produttori hanno generalmente portato in degustazione tre diverse bottiglie di Vernaccia: il vino base, la selezione e la riserva. Per il vino base, l’annata di riferimento era la 2025.
Questa impostazione dell’evento rendeva particolarmente utile la degustazione: si potevano confrontare le diverse etichette di ciascuna azienda e poi passare da un produttore all’altro, approfondendo le rispettive scelte.
Il lavoro sulle selezioni è uno degli aspetti più interessanti emersi dall’incontro. Sempre più si guarda anche al singolo vigneto, alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri e alla possibilità di farle riconoscere nel vino.
Dietro queste selezioni c’è, sostanzialmente, un lavoro sui cru. Il termine indica una vigna specifica, con una propria identità.
Che cosa significa Vernaccia riserva?
Per la Vernaccia di San Gimignano, «riserva» è una menzione prevista dal disciplinare. Il testo prescrive almeno undici mesi di affinamento a partire dal primo gennaio successivo alla vendemmia e un periodo di tre mesi in bottiglia prima dell’immissione al consumo.
Il passaggio in legno è una possibilità, non un obbligo. La scelta dei recipienti resta al produttore: anche per questo, davanti a una riserva, vale la pena chiedere come sia stata affinata.
Una Vernaccia di dieci anni
Una cosa mi ha sorpreso molto: alcune riserve arrivavano fino a dieci anni di invecchiamento e rimanevano vini molto interessanti nel calice. Un periodo notevole per un bianco, che aiuta a capire quanto possa essere lungo il percorso di una Vernaccia.
L’acidità del vitigno contribuisce, infatti, a sostenerne l’invecchiamento. Naturalmente contano anche l’annata, il lavoro del produttore e la conservazione della bottiglia. Dieci anni non sono una promessa valida per ogni etichetta.
Le domande da portarsi al banco
Un evento con i produttori così centrato su un vitigno specifico rende queste differenze più facili da discutere. Si possono mettere a confronto le bottiglie, chiedere da quali vigneti arrivino e capire che cosa l’azienda cerchi di ottenere con ciascuna etichetta.
Una degustazione così, comunque, fa venire voglia di mettere da parte qualche bottiglia di Vernaccia per stapparla tra qualche anno. Il difficile, semmai, sarà non berla subito.
