Confluenze a Roma: i vini della Val d’Orcia e della Val di Cornia
Una bella tradizione dell’AIS Lazio vuole che la cerimonia dei diplomi da sommelier sia affiancata da un incontro su un tema o su un territorio, curato nei contenuti e aperto a chiunque voglia partecipare. Ci si va volentieri, quando il calendario lo permette.
Domenica 18 ottobre, a Roma, i territori protagonisti erano due: la Val d’Orcia e la Val di Cornia, riunite nell’evento Confluenze. Sul palco i diplomi, in sala i banchi di assaggio delle cantine delle due zone.
Dove si trovano la Val d’Orcia e la Val di Cornia?
La locandina dell’evento riportava, in modo molto utile, i territori oggetto dell’incontro: una cartina della Toscana con la Val di Cornia in viola e la Val d’Orcia in azzurro. Si tratta di due aree geografiche non contigue, una sulla costa e l’altra nell’entroterra.
La Val di Cornia è a sud-ovest, sul Mar Tirreno. È l’estremo lembo meridionale della provincia di Livorno sulla terraferma e si spinge nell’entroterra fino al sud della provincia di Pisa, lambendo la Val di Cecina. Prende il nome dal fiume Cornia e arriva alle ultime propaggini sud-occidentali delle Colline Metallifere.
Verso il mare la costa è pianeggiante, con l’eccezione del promontorio di Piombino, che separa la città dal golfo di Baratti. Su un’altura del promontorio, sopra il golfo, sorge il borgo medievale di Populonia. I comuni costieri sono Piombino e San Vincenzo; nell’entroterra ci sono Campiglia Marittima, Suvereto, Sassetta e Monteverdi Marittimo, che è in provincia di Pisa. Il disciplinare della DOC Val di Cornia comprende per intero Suvereto, Sassetta e Monteverdi Marittimo, e solo una parte di Piombino, San Vincenzo e Campiglia Marittima.
La Val d’Orcia è dall’altra parte, nell’entroterra sud-orientale. Siamo in provincia di Siena, lungo il confine con quella di Grosseto e non lontano dall’Umbria. La valle si stende a nord e a est del Monte Amiata, e il fiume Orcia la attraversa al centro, dandole il nome.
I comuni del Parco artistico naturale e culturale della Val d’Orcia sono cinque: Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia. Hanno una parte di territorio nella valle anche Sarteano e, in provincia di Grosseto, Castel del Piano, con la frazione di Montenero d’Orcia. Ai margini ci sono Montepulciano, Chianciano e Trequanda. I confini della valle, insomma, non coincidono con quelli dei comuni. Dal 2004 la Val d’Orcia è Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Come sono, queste colline?
Le colline della Val d’Orcia, in Italia, le conoscono tutti, almeno in fotografia. Colline dolci, una dietro l’altra, con le strade bianche che le attraversano e i cipressi in fila ai lati. Qua e là un borgo medievale, e intorno i vigneti, in posizione soleggiata, ventilata, ben drenata. Il terreno è spesso caratterizzato da argille, sabbie e sedimenti marini. Sembra un paesaggio disegnato.
La Val di Cornia ha un’aria diversa. Le colline stanno tra la costa e l’interno, e da molte vigne si vede il mare. La brezza che arriva dal Tirreno tempera il caldo, e davanti alla costa c’è l’Isola d’Elba. Siamo sulla Costa degli Etruschi, e a Baratti e Populonia c’è un parco archeologico: la storia, da quelle parti, ha radici lunghe.
Perché un evento così serve a chi studia il vino?
La risposta più semplice è: perché si beve molto bene. Ma il punto è un altro. Assaggiare tante interpretazioni dello stesso vitigno, fatte da cantine diverse dentro un territorio omogeneo, è il modo più rapido per capire cosa dipende dal luogo e cosa dal produttore. Il suolo e il clima restano gli stessi, cambiano le mani, e le differenze diventano leggibili.
Per un appassionato è la parte didattica che conta di più. E a Confluenze si poteva fare proprio questo.
Abbiamo bevuto diversi Vermentino, che nella DOC Val di Cornia hanno una tipologia tutta loro. Poi tantissime interpretazioni di Sangiovese, vitigno principale dell’Orcia DOC (riconosciuta nel 2000) e presente anche in Val di Cornia. E ancora tagli bordolesi, cioè Cabernet Sauvignon e Merlot, che in Val di Cornia sono arrivati a partire dagli anni Ottanta, sull’esempio di Bolgheri, a una ventina di chilometri a nord. Rosso della Val di Cornia e Suvereto sono oggi DOCG.
Insomma, bere lo stesso vitigno in tanti modi diversi nella stessa giornata insegna molto, più di molte pagine di un manuale. La Val d’Orcia e la Val di Cornia sono state a Roma.
E l’Aleatico?
Tra i vini provati, non da ultimi, alcuni Aleatico passiti. L’Aleatico è un vitigno a bacca rossa e la sua zona più tipica è l’Isola d’Elba, che sta proprio di fronte a quella costa. L’Elba Aleatico passito è DOCG dal 2011, e le prime tracce di coltivazione sull’isola risalgono al periodo greco e romano. Le uve vengono lasciate appassire, tradizionalmente al sole, prima della vinificazione. Anche il Lazio ha il suo Aleatico: quello di Gradoli, una DOC della provincia di Viterbo, sulla sponda nord-occidentale del Lago di Bolsena, che prevede una tipologia passito.
In Val di Cornia la DOC prevede una tipologia Aleatico passito, con uve Aleatico al 100%. Quindi un vitigno tipico dell’Elba, bevuto a Roma, in una giornata dedicata a due territori toscani. Cosa c’è di meglio per chiudere una degustazione?
